Agenti immobiliari e portali: una lunga storia di amore-odio

Agenti immobiliari e portali di settore: un rapporto che corre da tempo sul file sottile dell’amore-odio.
Per motivi storici ed ideologici: in ritardo rispetto agli altri paesi europei (per il momento fermiamo alla UE il nostro benchmark), il settore immobiliare sconta un digital divide che è proprio anche del resto delle merceologie italiche.
Solo negli ultimi 10 anni si è iniziato a parlare di marketing immobiliare.

L’approccio precedente, troppo product-oriented, radicava le proprie basi in consuetudini obsolete e superate.

La figura del “sensale”, che per anni ha dominato il mondo del reale estate, è stata piano piano sostituita da quella del consulente moderno, in grado di porsi sul mercato in modo più sensato e coeerente.

Ne abbiamo parlato diffusamente nel nostro testo, Marketing Immobiliare, che – benchè datato – offre un panorama piuttosto chiaro di questa evoluzione.

Ma la diffidenza per il web resta.
Per motivi culturali, dicevamo.

Il nodo centrale è l’utilizzo che gli agenti immobiliari fanno dei portali.
Che vengono visti prevalentemente come fonte di contatti (leads), dimenticando completamente l’importante processo dell’acquisizione e l’altrettanto fondamentale costruzione della “brand reputation”.

Prima di vendere, verrebbe da dire, bisogna sapere come si vende.
E bisogna costruirsi un’immagine e un profilo operativo.

Serve curiosità. E’ il punto di partenza. Occorre studiare gli strumenti che potrebbero dare spunto alle nostre vendite. Perché non si vende più come nel 1980. Non stiamo sostenendo che fosse più facile. Era semplicemente diverso.

Il mondo è cambiato, la geografia dei media anche. Nel 1980 – e fino a metà anni ’90 – dominava ancora il concetto di broadcasting, rappresentato magnificamente dalla TV delle origini: un palinsesto critallizzato, pochi programmi, erogazione univoca “da uno a molti”.

L’avvento di internet, e poi dei media sociali, ha completamente rivoluzionato questo paradigma. Oggi, chiunque può diventare filmmaker (YouTube) o autore (i blog) e guadagnare i famosi 15 minuti di celebrità profetizzati da Wharol.

Chiunque può immettere contenuti nel calderone della Rete. Il paradigma è quello della condivisione. Questo ha modificato l’approccio delle persone all’acquisto. Anche della casa, bene non certamente paragonabile ad un libro o ad una canzone.

Eppure le cose sono diverse. Quello che non cambia è la nostra mentalità.
E allora perché non puntare – anche all’interno delle grandi reti immobiliari organizzate – all’insegnamento di certi fondamentali?

Facebook non basta! Facebook non è il web. Facebook ci appartiene solo in parte. Occorre una strategia digitale che sia nostra.

Ogni agenzia, ogni realtà immobiliare dovrebbe avere una propria strategia digitale.
Basata su un mix di mezzi diversi. Basata sull’impegno, sull’investimento in termini di tempo.

Condividi questo post

Lascia un commento

  • twitter
  • facebook
  • google
  • linkedin
  • rss
  • mail