A ciascuno la sua casa…

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La casa.

Concetto importante che abbiamo già espresso molte volte, la casa dimora, la casa rifugio, concetto di sicurezza, libertà, conforto.

Ma la casa è anche altro, va oltre, può diventare materiale plasmabile e trasformarsi in scultura, può essere l’espressione più intrinseca delle nostre emozioni, può rappresentare la tela bianca dalla quale l’artista fa fuoriuscire l’anima che vi scorge all’interno.

Ma cosa spinge professionisti stimati a compiere opere esageratamente stravaganti che, nella loro eccentricità stupiscono, esaltano, rapiscono, spaventano, ma sempre riescono a suscitare meraviglia e ammirazione?

Forse il fascino non è dovuto alla realizzazione in se, ma a ciò che riescono ad esprimere, l’esperienza profonda che si prova osservando queste creazioni è del tutto nuova, e viene spontaneo domandarsi “Come farà quello a vivere li?” ed è in quel momento che le nostre convinzioni vengono messe in discussione, e realizziamo che esiste qualcuno capace di vivere in determinati contesti, ben lontani dalle nostre abitudini.

A quel punto, nel nostro inconscio, deve accadere qualcosa, uno sconvolgimento che si quieta solo quando risolviamo decidendo che è un problema loro, per noi resta soltanto una curiosità.

Tra le case più sconvolgenti che hanno preso forma sul pianeta e mantengono la loro perfetta funzionalità, spiccano abitazioni nelle fogge più strane, case a forma di cane, di stivale, di cesto da picnic, di automobile, di pesce. Case rovesciate, ondulate, incavate in una roccia, in bilico su un picco o sospese tra i rami di un albero.

Ma tra le dimore più sconcertanti vale senz’altro la pena di evidenziare quelle di Ian Strange, artista australiano che documenta la parte suburbana delle grandi città, l’ideatore mette in risalto la vulnerabilità del concetto di casa così come la vediamo oggi, la sua appassionata idea di casa scaturisce nella testimonianza di un personale senso di perdita della dimora tradizionale, e della privazione dei diritti nelle periferie del paesaggio urbano. Il suo nome ha motivo di esistere senza ombra di dubbio, e lo si comprende ammirando le sue opere, un esempio è una grande ics rossa sulla facciata di una casa dipinta di chiaro, quasi come se la si volesse cancellare. Una casa incendiata della quale sono rimaste solo le ceneri. Una scultura grigio scuro rappresentante la parte di una casa abbattuta su se stessa che fuoriesce dal terreno per metà, come se la restante porzione fosse affondata in un suolo molle. Un’altra sua opera si trova in Polonia ed è rappresentata da un intero palazzo completamente rifasciato da carta da parati decorata in color oro, il cui naturale deterioramento è considerato dall’artista parte del lavoro.

Ad altre stranezze che si potrebbero facilmente considerare esagerate, potrebbero appartenere la casa di Varsavia larga un metro e mezzo, dell’architetto polacco Jakub Szczesny, costruita in un vicolo tra due palazzi.

L’abitazione dell’artista Frank Buckley, costruita con mattoni composti ognuno da 50.000 euro triturati, come sfida contro pezzi di carta così insignificanti che pure gli sono mancati nella vita e lo hanno costretto a notevoli rinunce.

Le meringhe in polistirolo dello studio IDHC a prova di tifoni e terremoti, di 475 mq di superficie, che si trovano a Kumamoto in Giappone.

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