Comic Sans. Ovvero come illudersi di essere un creativo

Ci sono persone che quando fanno l’invenzione della loro vita non si rendono conto di quello che hanno appena compiuto. Sicuramente non si è reso conto di cosa avesse appena inventato Vincent Connare che nel 1994 creò il Comic Sans.

Quel lavoro gli era stato commissionato dalla Microsoft e già a questa notizia tutti i creativi del mondo (notoriamente Mac-addicted) avranno storto il naso. Ma queste sono diatribe tra parrocchie contrapposte che lasciano il tempo che trovano.

Il Comic Sans in sé non sarebbe neanche un problema. Ci sono migliaia di font al mondo e quindi una in più non può essere un fattore destabilizzante. Soprattutto se quella font è nata, come tutte le font, pensando a uno scopo preciso. Il campo di applicazione del Comic Sans sarebbe dovuto essere circoscritto alla sola prima infanzia: inviti alle festicciole delle elementari e simili. Magari con ogni parola di un colore diverso.

Purtroppo, il Comic Sans è uscito dal campo di applicazione per il quale era stato pensato ed è sconfinato in tutti gli altri ambiti, dal medico (ricette scritte in comic), al giudiziario (sentenze scritte in comic) e ovviamente alla vita aziendale. Il Comic Sans ingenera in chi lo usa la sensazione di fare qualcosa di creativo, grazie a quel suo essere letteralmente fuori dalle righe, visto che le lettere risultano leggermente disallineate. Grazie anche a quel suo essere così diverso dai due tipi di font di sistema maggiormente usati: l’Arial e il Times New Roman. Grazie infine a quel suo essere così puerile che ci ricorda l’unica fase della nostra vita nella quale abbiamo fatto qualcosa di creativo.

Per tutte queste ragioni, quando in un ufficio si vuole fare qualcosa di impattante, la scelta cade inevitabilmente sul Comic Sans. Lo si usa per un biglietto sulla porta come in questa fotografia, oppure per una presentazione in Power point o anche per un cartello da mettere in vetrina.

In rete dal 1999 è attivo il movimento “Ban Comic Sans” che chiede la disinstallazione dai computer di questo font. Questo movimento, sebbene dotato di un proprio sito internet e di proprie campagne, ha comunque fatto numerosi proseliti. Uno di questi è “Comic Sans Criminal”, un sito tramite il quale è possibile inviare a un utilizzatore di Comic Sans una lezione sul perché questo font non dovrebbe essere usato. Tra i vari punti indicati in questa lezione, ci sono i 3 casi -solo 3!- nei quali è consentito il Comic Sans:

1) se ci rivolgiamo a persone sotto gli 11 anni;

2) se stiamo scrivendo un fumetto;

3) se ci rivolgiamo a un pubblico affetto da dislessia per il quale è stato accertata una preferenza per questo font.

A scanso di equivoci, occorre precisare che per chi fa comunicazione di marketing il Comic Sans non è un problema come font. Il problema è il Comic Sans che si annida dentro di voi. In questo caso non basta disinstallare la font dal sistema operativo.

 

Antonio Rainò per Immobiliare.com

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2 commenti

  1. Isabel - 14 luglio 2012

    Credo che il Comic Sans sia usato per rinfrescare i toni di alcuni ordini un po’ troppo rigidi e ingessati:l’ho visto spesso nei paesi del Nord Europa applicato ad alcuni divieti come non calpestare l’erba o non lasciare liberi i cani senza guinzaglio.Scritto così,sembra più amichevole e democratico.O forse si rivolge proprio ai bambini,con una strizzata d’occhio ai grandi.Nel senso che gli adulti queste cose dovrebbero già saperle,ma nel dubbio…

    • Antonio Rainò - 14 luglio 2012

      Un ordine scritto in Comic è comunque ridicolo e sbagliato dal punto di vista logico. Cosa c’è di meglio di un Helvetica per un cartello? Allo stesso tempo non lo scriverei con un font gotico per non dare l’impressione che se calpesti un’aiuola finisci davanti al plotone di esecuzione.

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