Il franchising è vivo… il franchising è morto… il franchising che fine ha fatto?

Rispondiamo subito: secondo noi il franchising come modello di business è ancora valido. Ma con qualche precisazione.

Parlando in generale per tutti i settori, non solo per l’immobiliare, i vantaggi e gli svantaggi del franchising sono ben noti e sono sempre gli stessi da decenni. Tra i vantaggi abbiamo la notorietà del brand, le agevolazioni gestionali (soprattutto negli ambiti commerciali), il know-how, l’assistenza e la condivisione. Tra gli svantaggi, il principale è il costo. Poi c’è la scarsa indipendenza e la difficoltà nel recedere se si vuole uscire. Questi sono ovviamente i vantaggi e gli svantaggi per un franchising comunque efficiente.

Se vediamo cosa è successo negli ultimi anni (diciamo dal 2000 in poi), ci rendiamo conto che il franchising si è esteso anche a nuovi settori, andando a toccare ambiti che almeno per noi italiani sembravano “inviolabili”. Pensiamo per esempio alle pizzerie o ai bar. Anche in ambito di servizi il franchising si è affacciato a nuove professioni: mediazione civile, infortunistica e altro ancora. Tutti segnali che ci fanno pensare che il modello commerciale del franchising sia ancora efficace. Con i suoi vantaggi e anche con i suoi svantaggi.

E nell’immobiliare, il franchising come sta? Cosa è successo?

Sicuramente nel settore immobiliare il franchising ha dato molto. Soprattutto negli “anni d’oro” quando l’offerta era limitata e poter vantare un’immagine forte era basilare in fase di acquisizione. In quegli anni lo svantaggio sopraccitato del costo relative alle royalty era certamente compensato dal peso che aveva il nome di richiamo con i venditori. Oggi la bilancia si è spostata verso l’acquirente: è lui il vero dominus della compravendita. Ma si sa: l’acquirente è anche la parte meno propensa a riconoscere il lavoro di un’agenzia immobiliare che viene spesso considerata “al servizio” del solo venditore.

Ciò che è successo negli ultimi anni (boom immobiliare, crisi economica, credit crunch, ecc) rappresenta un cambiamento troppo grosso per un settore. E’ lo spostamento dell’asse terrestre del mondo immobiliare. Occorre veramente ripensare l’attività di agente immobiliare, affiancando alla mera intermediazione, altri servizi che possano intercettare le esigenze di chi tiene in piedi il mercato in questo momento: gli acquirenti.

Se i franchisor saranno in grado di offrire ai loro franchisee la possibilità di ampliare la gamma di servizi, allora potranno tornare a fare la differenza nel settore. Qualcosa già si muove….

 

Antonio Rainò per Immobiliare.com

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