Le agenzie chiudono ma gli agenti no

crisi agenzia immobiliareFacciamo un rapido conto. Consideriamo questi dati relativi al 2012:

  • – 444.000 transazioni
  • – 32.000 agenzie immobiliari

Sono dati approssimativi ma poco importa. Dividiamo le transazioni per il numero di agenzie e vediamo che a ogni agenzia nel 2012 sarebbero spettate 13 transazioni: poco più di una al mese. Già così il dato è spaventoso. Se poi consideriamo che le transazioni che passano per le mani di un agente sono poco più della metà del numero complessivo, ecco che possiamo ipotizzare che un’agenzia ormai mediamente vende una casa ogni due mesi.

E’ facile capire che con una transazione ogni due mesi diventi complicato coprire anche solo i costi di un’agenzia. Non parliamo di profitti.

Fatta questa premessa, passiamo a commentare un recente articolo de Il Sole 24 Ore che dava notizia della chiusura nell’ultimo anno di 2500 agenzie, pari all’8% del totale. L’articolo riprende una statistica Fiaip e fa un parallelo con la Spagna, dove ha chiuso il 50/60% delle agenzie immobiliari dal 2008 a oggi. Basandoci sul semplice conteggio sopra esposto, probabilmente la situazione italiana si avvicina più a quella spagnola piuttosto che alle previsioni di Fiaip, alquanto ottimistiche.

Sempre in Spagna però, riporta il quotidiano economico, in questi cinque anni contraddistinti dalla chiusura di agenzie, si è assistito alla migrazione dei professionisti più giovani verso modalità lavorative più “fluide”, dove magari i costi fissi vengono ridotti e ci si affida più alle tecnologie per l’attività corrente. Anche Fiaip sembra confermare questa situazione perché anche in Italia, la diminuzione delle agenzie non è stata accompagnata da una diminuzione del numero di agenti.

Le modalità “fluide” di lavoro passano sicuramente dalla condivisione. Intesa sia come condivisione dei costi (per esempio, con il coworking o con le forme consortili) e soprattutto con la condivisione delle informazioni (MLS e servizi active finder). A monte ovviamente deve esserci la professionalità. In assenza di questa, si spalancano le porte in uscita verso altre professioni.

 

Antonio Rainò per Immobiliare.com

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2 commenti

  1. Andrea Russo - 10 settembre 2013

    Questi sono i motivi per cui RE/MAX si pone come modello virtuoso rispondente alle esigenze attuali e future.

    • Il Guru - 11 settembre 2013

      Caro Andrea Russo, se devi fare uno spot almeno metti la dicitura “commento sponsorizzato”, ok?
      A dire la verità sembra che anche il modello RE/MAX, esattamente come l’MLS, sia alquanto fallimentare anche in Italia. Come coworking si intende qualcosa di diverso dal’avere un broker manager in veste di affittacamere (o meglio affittascrivanie) per condividere i costi ed aumentare la concorrenza, anziché la collaborazione, all’interno dello stesso ufficio.

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