Mercato immobiliare: il mattone non è più “il bene rifugio” per eccellenza

il mattone non è più bene rifugio...

Sono stati divulgati i dati dell’Osservatorio ACRI-IPSOS sulla propensione degli italiani al risparmio. ACRI è l’Associazione che rappresenta collettivamente le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di
Risparmio Spa.

L’86% degli Italiani ritiene che la crisi sia assai grave e più di 3 su 4 si attendono che duri almeno altri 3 anni. Però gli Italiani guardano al futuro con una nuova fiducia, nonostante la durezza del momento attuale. A livello complessivo (considerando il futuro personale, locale, nazionale, europeo e mondiale) il 45% è ottimista, contro il 38% di pessimisti (il restante 17% è in equilibrio): il saldo positivo di 7 punti percentuali in favore degli ottimisti è particolarmente significativo se comparato con il saldo negativo di 14 punti percentuali del 2011.

È inoltre da segnalare la marcata riduzione di sfiducia nei confronti dell’Italia: ben 30 punti percentuali. Gli sfiduciati riguardo al Paese, infatti, sopravanzano di 5 punti percentuali i fiduciosi (il 37%
contro il 32%), ma nel 2011 gli sfiduciati erano più della metà della popolazione (il 54%). Torna anche la fiducia sulle prospettive future dell’economia europea con i fiduciosi che sopravanzano di 11 punti percentuali i pessimisti (il 36% di ottimisti contro il 25% di pessimisti) e un recupero simile riguarda anche l’economia mondiale nel suo insieme.
Riguardo al presente i soddisfatti della propria situazione economica (46%) sono meno degli insoddisfatti (54%), mentre continua a decrescere, ormai dal 2005, il numero di coloro che riescono a migliorare la propria situazione economica: oggi non superano il 3%. Al contempo aumenta il numero di famiglie direttamente colpite dalla crisi: sono il 26%, più di una su quattro, contro il 23% del 2011.
La fiducia nell’Unione Europea permane (il 59% ha fiducia) ma è in costante calo: dal 2009 a oggi sono stati persi 10 punti percentuali di fiduciosi. Anche l’Euro non soddisfa: ne è insoddisfatto il 69% degli Italiani. Il 57%, però, ritiene che fra 20 anni avere l’Euro sarà un vantaggio, e il dato è in crescita rispetto al 53% del 2011.

Riguardo ai consumi non si può semplicemente parlare di riduzione, perché è in atto un vero e proprio cambio di paradigma generato dalla reale contrazione del potere d’acquisto delle famiglie, dalle preoccupazioni future e dalla volontà di ricostruire gli stock di risparmio, sempre più ridotti.

Gli Italiani continuano ad avere una forte propensione al risparmio, che ormai assume quasi la caratteristica di un ancoraggio per la propria sicurezza: il 47% non riesce proprio a vivere tranquillo senza mettere da parte qualcosa, percentuale in crescita rispetto agli anni precedenti (era il 44% nel 2011 e il 41% nel 2010). Peraltro le famiglie che dicono di essere riuscite a risparmiare sono solo il 28%; fino all’anno scorso erano più di un terzo degli Italiani (il 35% nel 2011 e il 36% nel 2010). Ormai prevale il numero di coloro che consumano tutto quello che guadagnano: sono il 40%. Coloro che sono in saldo negativo di risparmio, ovvero decumulano risparmio o ricorrono al debito, sono il 31% (il 29% nel 2011), cioè più di coloro che riescono a risparmiare.

Riguardo agli impieghi del proprio risparmio continua ad essere alta la preferenza per la liquidità, che tocca 2 Italiani su 3. Il “mattone” rimane l’investimento ideale solo per il 35% degli Italiani; lo era per il 70% nel 2006, per il 54% nel 2010, per il 43% nel 2011. Crescono – raggiungendo il massimo storico del 32% – coloro che reputano questo il momento migliore per investire negli strumenti ritenuti più sicuri (risparmio postale, obbligazioni e titoli di Stato). Cresce anche prepotentemente il numero di coloro che ritengono sbagliato investire in una qualsiasi forma (il 18% nel 2010, il 23% nel 2011, il 28% nel 2012), mentre sono costanti gli amanti dei prodotti più a rischio (sempre intorno al 5%). Il risparmiatore si sente attento soprattutto alla rischiosità dell’investimento, ma non si sente in grado di identificare facilmente un investimento sicuro: sono solo il 19% gli Italiani che si sentono in grado, a fronte di quasi l’80% che non pensa di esserlo.

Per gli Italiani il risparmio è un elemento importante per la ripresa (per il 41%), ma non è ritenuto fondamentale (lo è solo per il 24%) perché non c’è la corretta percezione della portata del suo impiego a favore di famiglie e imprese. Peraltro la scarsità del credito è fra le cause meno citate quale ostacolo alla ripresa (la cita solo il 23% degli Italiani). Gli ostacoli principali alla ripresa del Paese sembrano invece essere: in primis l’asimmetrica distribuzione del reddito, che si sostanzia soprattutto nella disoccupazione giovanile (un ostacolo importante per il 48% degli intervistati) e nella distribuzione del reddito in generale (per il 23%); il secondo sono le tasse, specie sui redditi (per il 36%) e sui consumi (per il 26%); al terzo posto troviamo l’inefficienza e l’inadeguatezza dello Stato: debito pubblico (uno dei problemi principali per il 24%), l’assenza di politica economica (per il 24%), l’eccessiva presenza dello Stato (per il 9%).

Eliminati sprechi e corruttele, gli Italiani ritengono che la riduzione del debito pubblico debba passare più dal fronte delle entrate e dalla lotta all’evasione (il 45%) che dalla riduzione di spesa pubblica per i servizi (il 23%) e dall’alienazioni di beni pubblici (il 19%). Comunque, per uscire dalla crisi l’Italia saprà trovare le energie necessarie autonomamente, così la pensa il 38% degli Italiani; per il 35% la ripresa del nostro Paese non può prescindere da quella europea, mentre il 18% ne vede il volano fuori dall’Europa (Usa o Emerging Markets).

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