Ruderi e incuria deturpano i centri delle città. Il caso di Milano

Il caso forse più celebre anche perché è il più centrale è la casa in Via della Palla, tra Via Torino e il Duomo. Oggi quel rudere racconta le storie di una famiglia di un tempo. Si può indovinare la vecchia struttura: il tinello, la scala, le stanze di cent’anni fa. Ma soprattutto è la rappresentazione dei progetti di ricostruzione fermati dalla burocrazia, di trasandatezza verso la città, e non da ultimo atteggiamenti da “furbetti” in vista di future possibili speculazioni.

Nelle zone centrali di Milano, proprio dove le volumetrie hanno raggiunto valori iperbolici ci sono svariati esempi di degrado e abbandono. In Corso di Porta Ticinese 32 come in Via Pioppette, all’angolo tra Via Molino delle Armi e Via Giangiacomo Mora rimangono le tracce della distruzione inglese durante la seconda guerra mondiale. Già a partire dagli anni ‘70 era previsto un progetto di recupero di quanto distrutto, finito poi nel nulla.

Questa situazione, già di per sé incresciosa, è aggravata dalle consuete problematiche di eredità contese e proprietà condivise. Un esempio ne è Via del Bollo, tra Cordusio e la Biblioteca Ambrosiana. I vecchi muri sono ricoperti da plastica arancione ed un albero di fico cresce nel pavimento. All’altro estremo della stessa via i resti di un secondo edificio individuano lo slargo delle Cinque Vie.

La situazione sconfina anche in episodi di ordine pubblico come quello dell’immobile in Via Santa Maria del Suffragio, zeppo di immigrati anche se fatiscente. Ci sono poi tre numeri civici in Via Conca del Naviglio e altri tre numeri civici in Via Maestri Campionesi.

Tutte queste aree di certo non perderanno mai valore, anzi lo incrementeranno, ed è qui il cuore della speculazione. In corso Garibaldi c’è poi la casa degli artisti, edificio di pregio dei primi del 900, laboratorio per scultori, pittori, fotografi di Brera. Sino al 2007 il vicino centro sociale Garibaldi ha provveduto alla manutenzione ordinaria, ma ora l’immobile si trova in stato di completo abbandono. Una variante del piano regolatore del 2003 aveva mosso i primi passi per il recupero di aree degradate nel centro della città, ma poi qualcosa si è inceppato e tutti i ruderi sopra citati sono finiti nei 4 milioni di mq totali liberi in Milano.

 

Antonio Rainò per Immobiliare.com

PS fonte lomografie: marketingimmobiliare.net©

Condividi questo post

Lascia un commento

  • twitter
  • facebook
  • google
  • linkedin
  • rss
  • mail