Di crisi, ripresa e sviluppo immobiliare…

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Milano, Roma, Torino, Firenze, Bologna e molte altre città italiane hanno registrato un netto miglioramento nel settore del mercato immobiliare del 2016. La tendenza è in aumento da più di un anno e questo è confortante, ma occorre ancora prudenza prima di gridare alla vittoria.

I prezzi restano bassi e mentre la prima parte dell’anno ha registrato particolare vivacità, la seconda parte ha già cominciato a rallentare.

Preoccupanti decisioni bancarie nel mondo fanno sentire la loro risonanza, le maggiori banche australiane ad esempio, dato il declino del mercato, hanno iniziato una manovra di recupero, ritirando i finanziamenti destinati ai traffici di compravendita degli immobili da parte degli acquirenti stranieri, questo, dichiarano, per evitare il collasso, in verità non è certo quanto tutto ciò possa essere d’aiuto o generare un crollo definitivo.

Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia è convinto che il colpo ricevuto dalla crisi, in Italia, sia stato potente, e che occorra ora ricostruire la fiducia attraverso operazioni fiscali più elastiche e meno oppressive.

Sempre vivo l’interesse da parte degli acquirenti stranieri, ma rivolto solo a città che offrono garanzie e dinamismo del mercato stesso, i mutui alle famiglie sono in crescita, ma le nostre banche sono ancora ancorate ad una sostanziale reticenza che impedisce al cittadino medio, magari con un lavoro precario, di coronare il sogno di una vita acquistando una casa per la propria famiglia, non si riesce a capire che questa possibilità dovrebbe essere concessa a tutti, tale tattica porterebbe ad un traffico di denaro maggiore e potrebbe aumentare di conseguenza le possibilità lavorative.

Se il denaro non si fa girare non serve a nulla, procura solo staticità e immobilità, il mercato immobiliare è solo lo specchio di questa situazione che si trascina ormai da tanto, troppo tempo: infatti, una volta che i cittadini con un lavoro sicuro si sono sentiti incoraggiati ad accendere un mutuo, viste le ultime innovazioni sui tassi, ora c’è il rallentamento, questo perché per tutti gli altri non ci sono possibilità.

I lavoratori con contratti a termine o part time sono i più numerosi, la concezione del lavoro fisso non esiste più, ora si lavora con prestazioni occasionali, mano d’opera a tempo, servizi professionali che però non hanno una garanzia di continuità, tutta questa gente comunque vive, comunque in qualche modo mantiene una famiglia, trovano impiego ora qui, ora là, in aziende diverse a seconda della stagione, soprattutto nelle località turistiche, è completamente inutile chiedere la conferma di due anni continuati di lavoro presso la stessa impresa, garanzie che non esistono e rate esorbitanti, quando gli stipendi sono al limite della sopravvivenza, forse con un po’ più di flessibilità, magari anche con qualche rischio, si riuscirebbe a smobilitare l’inalterabilità ammuffita di tutta questa faccenda che si ripercuote su tutti i mercati ormai da tempo immemore.

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